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Fotografie e Libri
Tiepolo: i colori del disegno

Roma, Musei Capitolini
3 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015


Cosa c’è dietro i colori sfolgoranti della pittura di Giambattista Tiepolo? Dietro gli spazi enormi e profondi in cui si affollano Dei dell’Olimpo e divinità del Mito, figure  in movimento entro scenografie teatrali che esplodono di luce assoluta? Cosa c’è dietro i putti che volteggiano nei cieli azzurri attraversati dalle rondini? Alla porpora morbida dei panneggi e al candore abbagliante delle statue aggraziate e dei capitelli deliziosamente ornati che riecheggiano antichità classiche mai dimenticate?

Ci sono le balenanti illuminazioni in cui le “prime idee” dell’artista veneto si fissano in segni abbreviati e stenografici sul foglio, trasformandosi in disegni. C’è un “dietro le quinte” che coglie il primo intuito, e lo trasforma in una progressione sempre originale di soluzioni, valutandone i rapporti e le connotazioni cromatiche. Fino a renderlo il miracolo di cui Tiepolo è maestro: il disegno pittorico. Che nell’utilizzo di diverse tecniche espressive, tra tratteggi a penna, inchiostro nero e bruno diluito in diverse gradazioni  e steso con il pennello, lumeggiature a biacca, tocchi di matita rossa e a “pietra nera”, da vita a un sorprendente cromatismo.

A Roma, ai Musei Capitolini, dal 3 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015, arriva in una grande mostra il racconto di questo “miracolo”.  Per la prima volta nella Capitale, viene descritta in maniera organica la dinamica inventiva e produttiva di uno dei maggiori incisori e pittori del Settecento veneziano, grazie all’esposizione di un cospicuo numero di fogli provenienti da istituzioni museali, fondazioni e collezioni private. Testimonianze che restituiscono il momento delicatissimo e irripetibile in cui il disegno getta le regole della straordinaria visione pittorica dell’artista, accompagnato in questa “avventura” dai figli Giandomenico e  Lorenzo, in quello che fu l’ultimo grande esempio di bottega familiare all’interno di una secolare tradizione veneziana di atelier d’arte.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Sovrintendenza Capitolina, è prodotta e organizzata dall’Associazione Culturale MetaMorfosi e da Zetema Progetto Cultura, e ideata e curata da Giorgio Marini, vicedirettore del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, insieme a Massimo Favilla e Ruggero Rugolo ricercatori e storici dell’arte veneziani,

Tiepolo: i colori del disegno

Roma, Musei Capitolini
3 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015


Cosa c’è dietro i colori sfolgoranti della pittura di Giambattista Tiepolo? Dietro gli spazi enormi e profondi in cui si affollano Dei dell’Olimpo e divinità del Mito, figure in movimento entro scenografie teatrali che esplodono di luce assoluta? Cosa c’è dietro i putti che volteggiano nei cieli azzurri attraversati dalle rondini? Alla porpora morbida dei panneggi e al candore abbagliante delle statue aggraziate e dei capitelli deliziosamente ornati che riecheggiano antichità classiche mai dimenticate?

Ci sono le balenanti illuminazioni in cui le “prime idee” dell’artista veneto si fissano in segni abbreviati e stenografici sul foglio, trasformandosi in disegni. C’è un “dietro le quinte” che coglie il primo intuito, e lo trasforma in una progressione sempre originale di soluzioni, valutandone i rapporti e le connotazioni cromatiche. Fino a renderlo il miracolo di cui Tiepolo è maestro: il disegno pittorico. Che nell’utilizzo di diverse tecniche espressive, tra tratteggi a penna, inchiostro nero e bruno diluito in diverse gradazioni e steso con il pennello, lumeggiature a biacca, tocchi di matita rossa e a “pietra nera”, da vita a un sorprendente cromatismo.

A Roma, ai Musei Capitolini, dal 3 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015, arriva in una grande mostra il racconto di questo “miracolo”. Per la prima volta nella Capitale, viene descritta in maniera organica la dinamica inventiva e produttiva di uno dei maggiori incisori e pittori del Settecento veneziano, grazie all’esposizione di un cospicuo numero di fogli provenienti da istituzioni museali, fondazioni e collezioni private. Testimonianze che restituiscono il momento delicatissimo e irripetibile in cui il disegno getta le regole della straordinaria visione pittorica dell’artista, accompagnato in questa “avventura” dai figli Giandomenico e Lorenzo, in quello che fu l’ultimo grande esempio di bottega familiare all’interno di una secolare tradizione veneziana di atelier d’arte.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Sovrintendenza Capitolina, è prodotta e organizzata dall’Associazione Culturale MetaMorfosi e da Zetema Progetto Cultura, e ideata e curata da Giorgio Marini, vicedirettore del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, insieme a Massimo Favilla e Ruggero Rugolo ricercatori e storici dell’arte veneziani,

“A volte mi chiedono: ‘Qual è la foto che preferisci tra quelle che hai realizzato?’. Non saprei, non mi interessa. Mi interessa di più la mia prossima fotografia, o il prossimo luogo che visiterò.”
Henri Cartier-Bresson (Vedere è tutto, Contrasto)


Settembre 2014

Sarà esposta a Roma dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015, presso il Museo dell’Ara Pacis, la mostra retrospettiva Henri Cartier-Bresson  a cura di Clément Chéroux.
La grande esposizione, realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura e viene presentata a dieci anni esatti dalla morte di Henri Cartier-Bresson.
Clément Chéroux è storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne, in passato ha soggiornato a Roma come borsista dell’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici.

Il genio per la composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci come i più insignificanti, fanno di Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004) uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo. Nel corso della sua lunga carriera, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della storia, Cartier-Bresson è riuscito a unire alla potenza della testimonianza la poesia

Tre periodi scandiscono la sua opera: il primo, dal 1926  al 1935, durante il quale Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi in fotografia e affronta i suoi primi grandi viaggi; il secondo, dal 1936 al 1946, corrisponde al periodo del suo impegno politico, del lavoro per la stampa comunista e all’esperienza del cinema; il terzo periodo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della cooperativa Magnum Photos fino alla fine della sua attività di fotografo. Riduttivo sarebbe dunque individuare nella sola nozione di “istante decisivo” , che per lungo tempo è stata la chiave principale di lettura delle sue immagini, la sintesi del suo lavoro.
Questa retrospettiva ripercorre cronologicamente il suo percorso, con l’ambizione di mostrare che non c’è stato un solo Cartier-Bresson ma diversi.

La mostra propone, infatti, una nuova lettura dell’immenso corpus d’immagini di Cartier-Bresson, coprendo l’intera vita professionale del fotografo. Saranno esposti oltre 500 opere tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro: 350 stampe vintage d’epoca, 100 documenti tra cui quotidiani, ritagli di giornali, riviste, libri manoscritti, film,  dipinti e  disegni.
L’itinerario espositivo offre una doppia visione: rintraccia la storia dei lavori di Cartier-Bresson, per mostrare l’evoluzione del suo cammino artistico in tutta la sua complessità e varietà, e, al tempo stesso, raccoglie e ”rappresenta” la storia del Ventesimo secolo attraverso il suo sguardo di fotografo.

Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni della nostra storia; “l’occhio del secolo”, come giustamente è stato definito.

Il percorso espositivo è diviso in nove parti. Dopo una Introduzione, le altre sezioni corrispondono alle diverse fasi della vita e del lavoro di Cartier-Bresson:

1- Prime fotografie: gli anni di apprendistato, i rapporti con gli americani a Parigi, le influenze fotografiche, il viaggio in Africa.

2- Viaggi fotografici: il Surrealismo, il “caso oggettivo”, le peregrinazioni fotografiche in Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico.

3- L’impegno politico: New York con Paul Strand e il Nykino group, Parigi con Jean Renoir e l’Associazione degli artisti e scrittori rivoluzionari (AEAR), la stampa comunista con Robert Capa e Louis Aragon.

4- Le guerre: il film sulla Guerra civile spagnola, l’attività durante la Seconda guerra mondiale (fotografo dell’esercito, prigioniero, fuggiasco, combattente della Resistenza) per documentare il ritorno dei prigionieri.

5- Il reporter: La fondazione dell’Agenzia Magnum Photos, i reportage in Cina e in India, i funerali di Gandhi.

6- Il reporter professionista: Il primo fotogiornalista a entrare in URSS dopo la morte di Stalin. E poi Cuba, “L’Uomo e la Macchina” e la serie Vive la France.

7- La fotografia dopo la fotografia: La fine dei reportage e una fotografia più contemplativa. Ricompare il disegno.

8- Ricognizione: il tempo della ricognizione, la riconsiderazione degli archivi (dai documenti al lavoro), mostre retrospettive e libri. La iconizzazione di Henri Cartier-Bresson.

La mostra è accompagnata da un ampio ed esaustivo catalogo (pubblicato da Contrasto) con saggi di studiosi, esperti e testi inediti di Cartier-Bresson.
Oltre al catalogo, sarà disponibile anche un’agile guida alla mostra.

SCHEDA INFO


Mostra Henri Cartier-Bresson

Luogo   Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma

Apertura al pubblico      dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015
dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.00
il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 22.00

Info Mostra                       060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Twitter: @museiincomune @Contrastobooks
Facebook: MuseoAraPacis – Contrastobooks

Mostra realizzata da


Promossa da     Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson

Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Prodotta da       Contrasto e Zètema Progetto Cultura

A cura di

Clément Chéroux
Catalogo e guida alla mostra
                Contrasto
In collaborazione con
                Banche tesoriere di Roma Capitale: BNL Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena; Vodafone

Con il contributo di

Con il contributo tecnico di
                American Express

Aeroporti di Roma; Atac; Dimensione Suono Due; La Repubblica

Servizi di vigilanza           Travis

Si ringrazia per la collaborazione

Biglietti Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

Biglietto “solo mostra”
€ 11 intero; € 9 ridotto; € 4 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni);
€ 22 speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra
€ 18 intero; € 14 ridotto

“A volte mi chiedono: ‘Qual è la foto che preferisci tra quelle che hai realizzato?’. Non saprei, non mi interessa. Mi interessa di più la mia prossima fotografia, o il prossimo luogo che visiterò.”
Henri Cartier-Bresson (Vedere è tutto, Contrasto)


Settembre 2014

Sarà esposta a Roma dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015, presso il Museo dell’Ara Pacis, la mostra retrospettiva Henri Cartier-Bresson a cura di Clément Chéroux.
La grande esposizione, realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura e viene presentata a dieci anni esatti dalla morte di Henri Cartier-Bresson.
Clément Chéroux è storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne, in passato ha soggiornato a Roma come borsista dell’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici.

Il genio per la composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci come i più insignificanti, fanno di Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004) uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo. Nel corso della sua lunga carriera, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della storia, Cartier-Bresson è riuscito a unire alla potenza della testimonianza la poesia

Tre periodi scandiscono la sua opera: il primo, dal 1926 al 1935, durante il quale Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi in fotografia e affronta i suoi primi grandi viaggi; il secondo, dal 1936 al 1946, corrisponde al periodo del suo impegno politico, del lavoro per la stampa comunista e all’esperienza del cinema; il terzo periodo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della cooperativa Magnum Photos fino alla fine della sua attività di fotografo. Riduttivo sarebbe dunque individuare nella sola nozione di “istante decisivo” , che per lungo tempo è stata la chiave principale di lettura delle sue immagini, la sintesi del suo lavoro.
Questa retrospettiva ripercorre cronologicamente il suo percorso, con l’ambizione di mostrare che non c’è stato un solo Cartier-Bresson ma diversi.

La mostra propone, infatti, una nuova lettura dell’immenso corpus d’immagini di Cartier-Bresson, coprendo l’intera vita professionale del fotografo. Saranno esposti oltre 500 opere tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro: 350 stampe vintage d’epoca, 100 documenti tra cui quotidiani, ritagli di giornali, riviste, libri manoscritti, film, dipinti e disegni.
L’itinerario espositivo offre una doppia visione: rintraccia la storia dei lavori di Cartier-Bresson, per mostrare l’evoluzione del suo cammino artistico in tutta la sua complessità e varietà, e, al tempo stesso, raccoglie e ”rappresenta” la storia del Ventesimo secolo attraverso il suo sguardo di fotografo.

Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni della nostra storia; “l’occhio del secolo”, come giustamente è stato definito.

Il percorso espositivo è diviso in nove parti. Dopo una Introduzione, le altre sezioni corrispondono alle diverse fasi della vita e del lavoro di Cartier-Bresson:

1- Prime fotografie: gli anni di apprendistato, i rapporti con gli americani a Parigi, le influenze fotografiche, il viaggio in Africa.

2- Viaggi fotografici: il Surrealismo, il “caso oggettivo”, le peregrinazioni fotografiche in Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico.

3- L’impegno politico: New York con Paul Strand e il Nykino group, Parigi con Jean Renoir e l’Associazione degli artisti e scrittori rivoluzionari (AEAR), la stampa comunista con Robert Capa e Louis Aragon.

4- Le guerre: il film sulla Guerra civile spagnola, l’attività durante la Seconda guerra mondiale (fotografo dell’esercito, prigioniero, fuggiasco, combattente della Resistenza) per documentare il ritorno dei prigionieri.

5- Il reporter: La fondazione dell’Agenzia Magnum Photos, i reportage in Cina e in India, i funerali di Gandhi.

6- Il reporter professionista: Il primo fotogiornalista a entrare in URSS dopo la morte di Stalin. E poi Cuba, “L’Uomo e la Macchina” e la serie Vive la France.

7- La fotografia dopo la fotografia: La fine dei reportage e una fotografia più contemplativa. Ricompare il disegno.

8- Ricognizione: il tempo della ricognizione, la riconsiderazione degli archivi (dai documenti al lavoro), mostre retrospettive e libri. La iconizzazione di Henri Cartier-Bresson.

La mostra è accompagnata da un ampio ed esaustivo catalogo (pubblicato da Contrasto) con saggi di studiosi, esperti e testi inediti di Cartier-Bresson.
Oltre al catalogo, sarà disponibile anche un’agile guida alla mostra.

SCHEDA INFO


Mostra Henri Cartier-Bresson

Luogo Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma

Apertura al pubblico dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015
dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.00
il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 22.00

Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Twitter: @museiincomune @Contrastobooks
Facebook: MuseoAraPacis – Contrastobooks

Mostra realizzata da


Promossa da Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson

Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura

A cura di

Clément Chéroux
Catalogo e guida alla mostra
Contrasto
In collaborazione con
Banche tesoriere di Roma Capitale: BNL Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena; Vodafone

Con il contributo di

Con il contributo tecnico di
American Express

Aeroporti di Roma; Atac; Dimensione Suono Due; La Repubblica

Servizi di vigilanza Travis

Si ringrazia per la collaborazione

Biglietti Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

Biglietto “solo mostra”
€ 11 intero; € 9 ridotto; € 4 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni);
€ 22 speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra
€ 18 intero; € 14 ridotto

Venerdì 10 ottobre 2014, alle ore 17, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30) la mostra MAMA in cui viene presentato l’ultimo ciclo di lavori della scultrice tedesca Janine von Thüngen, nata a Monaco nel 1964 e residente a Roma da diversi anni.
Quindici le opere in mostra tra disegni e sculture realizzate in diversi materiali e tecniche (legno, alluminio, cera, ottone, etc.) e una installazione sonora.
Suono e voce ricorrono nella produzione artistica della von Thüngen; in alcune sue installazioni sono parte integrante dell’opera, mentre in questi ultimi lavori hanno un ruolo centrale.
La voce, al pari dell’impronta digitale o dell’iride dell’occhio, caratterizza in modo unico l’individuo. L’emissione di un suono o di una parola ha inoltre la valenza di una performance: è qui e adesso, è un momento irripetibile.
In un rapporto di reciprocità il suono come scultura penetra lo spazio e lo occupa seppure per un tempo finito mentre la scultura, divenuta traccia persistente del suono, ne conserva concretamente la suggestione.
E’ da queste riflessioni che nascono gli ultimi lavori della von Thüngen, con un elemento aggiuntivo definito. La sua ricerca non ruota attorno ad un suono qualunque: la scultura prende corpo, è generata, partorita dalla pronuncia della parola MADRE (“mutter”, “mama”, “mother”, “mamma”, “mom”, “maman”, …).
MAMA come impronta emotiva comune della prima esperienza di relazione tra il sé e l’altro. MAMA come la madre di tutte le relazioni.
Fino al 15 novembre 2014.

JANINE VON THÜNGEN
Janine von Thüngen nasce a Monaco nel 1964. Dal 2000 vive e lavora a Roma.
Comincia la sua carriera studiando nell’atelier dello scultore Nicolai Tregor a Monaco di Baviera. Successivamente lavora come costumista per diversi teatri dell’Opera europei partecipando ad oltre 25 produzioni.
Negli anni Novanta, a New York, lavora in uno studio di scultura dove impara a fare le fusioni. Nel 1997 realizza il New York Project: 100 piccoli ritratti di passanti incontrati nelle strade di Manhattan, eseguiti in argilla e poi fusi in bronzo, esposti recentemente alla mostra Babel nel Museo Botanique di Bruxelles (2013) e prima ancora al Museo d’Arte Moderna di Lille (2012).
Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia.
Numerose le mostra in Italia e all’estero (Torino, Roma, Bologna, Miami, New York, Bruxelles, Londra, Parigi, Vienna, etc).
Il lavoro di Janine von Thüngen rispecchia una realtà caratterizzata da contrasti, contraddizioni, paradossi, con i quali conviviamo. Il suo fare artistico procede prevedendo la compresenza di significati contrapposti e continui rimandi alla dualità: vita-morte, acqua-terra, maschile-femminile.
Sue opere si trovano nelle collezioni pubbliche quali il Museo Centro Arte Contemporanea di Cavalese, il Parco Pubblico di Schloss Ziethen (Germania), il Gartenpark di Amburgo e l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.

Artista: Janine von Thüngen
Titolo mostra: MAMA
A cura di: Daina Maja Titonel
Dove: MAC Maja Arte Contemporanea, Via di Monserrato 30, 00186 Roma
Quando: 10 ottobre - 15 novembre 2014
Opening: Venerdì 10 ottobre 2014 ore 17-20,30
Orari apertura: Martedì - Venerdì h.15,00-20,00; Sabato h. 11-13/15-19,30. Chiuso lunedì e festivi; altri orari su appuntamento. Ingresso libero.
Apertura straordinaria: domenica 19 ottobre 2014, h. 11-13/15-19,30
Info e Ufficio stampa: Daina Maja Titonel, T. 338.5005483, 06.68804621 | info@majartecontemporanea.com | www.majartecontemporanea.com
facebook | twitter

Venerdì 10 ottobre 2014, alle ore 17, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30) la mostra MAMA in cui viene presentato l’ultimo ciclo di lavori della scultrice tedesca Janine von Thüngen, nata a Monaco nel 1964 e residente a Roma da diversi anni.
Quindici le opere in mostra tra disegni e sculture realizzate in diversi materiali e tecniche (legno, alluminio, cera, ottone, etc.) e una installazione sonora.
Suono e voce ricorrono nella produzione artistica della von Thüngen; in alcune sue installazioni sono parte integrante dell’opera, mentre in questi ultimi lavori hanno un ruolo centrale.
La voce, al pari dell’impronta digitale o dell’iride dell’occhio, caratterizza in modo unico l’individuo. L’emissione di un suono o di una parola ha inoltre la valenza di una performance: è qui e adesso, è un momento irripetibile.
In un rapporto di reciprocità il suono come scultura penetra lo spazio e lo occupa seppure per un tempo finito mentre la scultura, divenuta traccia persistente del suono, ne conserva concretamente la suggestione.
E’ da queste riflessioni che nascono gli ultimi lavori della von Thüngen, con un elemento aggiuntivo definito. La sua ricerca non ruota attorno ad un suono qualunque: la scultura prende corpo, è generata, partorita dalla pronuncia della parola MADRE (“mutter”, “mama”, “mother”, “mamma”, “mom”, “maman”, …).
MAMA come impronta emotiva comune della prima esperienza di relazione tra il sé e l’altro. MAMA come la madre di tutte le relazioni.
Fino al 15 novembre 2014.

JANINE VON THÜNGEN
Janine von Thüngen nasce a Monaco nel 1964. Dal 2000 vive e lavora a Roma.
Comincia la sua carriera studiando nell’atelier dello scultore Nicolai Tregor a Monaco di Baviera. Successivamente lavora come costumista per diversi teatri dell’Opera europei partecipando ad oltre 25 produzioni.
Negli anni Novanta, a New York, lavora in uno studio di scultura dove impara a fare le fusioni. Nel 1997 realizza il New York Project: 100 piccoli ritratti di passanti incontrati nelle strade di Manhattan, eseguiti in argilla e poi fusi in bronzo, esposti recentemente alla mostra Babel nel Museo Botanique di Bruxelles (2013) e prima ancora al Museo d’Arte Moderna di Lille (2012).
Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia.
Numerose le mostra in Italia e all’estero (Torino, Roma, Bologna, Miami, New York, Bruxelles, Londra, Parigi, Vienna, etc).
Il lavoro di Janine von Thüngen rispecchia una realtà caratterizzata da contrasti, contraddizioni, paradossi, con i quali conviviamo. Il suo fare artistico procede prevedendo la compresenza di significati contrapposti e continui rimandi alla dualità: vita-morte, acqua-terra, maschile-femminile.
Sue opere si trovano nelle collezioni pubbliche quali il Museo Centro Arte Contemporanea di Cavalese, il Parco Pubblico di Schloss Ziethen (Germania), il Gartenpark di Amburgo e l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.

Artista: Janine von Thüngen
Titolo mostra: MAMA
A cura di: Daina Maja Titonel
Dove: MAC Maja Arte Contemporanea, Via di Monserrato 30, 00186 Roma
Quando: 10 ottobre - 15 novembre 2014
Opening: Venerdì 10 ottobre 2014 ore 17-20,30
Orari apertura: Martedì - Venerdì h.15,00-20,00; Sabato h. 11-13/15-19,30. Chiuso lunedì e festivi; altri orari su appuntamento. Ingresso libero.
Apertura straordinaria: domenica 19 ottobre 2014, h. 11-13/15-19,30
Info e Ufficio stampa: Daina Maja Titonel, T. 338.5005483, 06.68804621 | info@majartecontemporanea.com | www.majartecontemporanea.com
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Donne. Quando guardiamo i quadri di Carmelo Crea, vediamo soprattutto e quasi soltanto donne. Ci sono anche foreste, macchine, uccelli e occhi, ma sempre subordinate alla figura femminile, sola o in gruppo. Il maschio viene cancellato, o ridotto a sagoma o a citazione pubblicitaria. Abbiamo davanti a noi un pittore di donne, degno erede di una tradizione plurimillenaria.

Così come i bisonti di Altamira o Lascaux servivano per catturare l’anima dell’animale e facilitarne la caccia, le “Venere Adipose” di Willendorf o Brassempouy dovevano attirare la fecondità tramite i loro ventri, seni e fianchi abbondanti. Queste sculture/feticcio sono i primi esempi di un fiume di capolavori: Nefertiti, Tiyi, Nefertari, l’Afrodite di Milo, l’Artemide di Efeso, la Venere Calipigica, le Madonne dalle catacombe a Dalì, i ritratti di Leonardo e Raffaello, le prototipiche femmine di Rubens, Renoir e Modigliani. Cosa aggiunge l’artista Carmelo Crea a questa valanga de donne rese immortali tramite l’Arte?

Innanzitutto la fisicità. Le donne di Carmelo Crea sono giovani, prosperose, sensuali. More o bionde, non importa; conta la morbidezza della pelle, la turgidezza dei seni, lo sguardo “invitante invitante”, come disse Peppino Di Filippo in “Boccaccio ‘70”. Donne spregiudicate, ignude o succintamente vestite, e sempre con le cosce in evidenza. Un’apoteosi della carne di femmina degna di Helmut Newton. Le posture sono sinuose, acrobatiche; il set è lussureggiante, festivo, esuberante, e spesso ci ricorda la “Yadwigha” del Doganiere Rousseau. Ma la sensualità che le opere di Carmelo Crea nos trasmette non dipende solo dal soggetto: dipende anche della tecnica visiva.

I colori sono vivaci, netti, contrastanti, e distribuiti in zone ben precise e delimitate. Non c’è ombra de ombre. Le figure sono bidimensionali.  E’ la estetica del fumetto, soprattutto dei fumetti della Disney. In questo senso, Carmelo Crea adopera quel filone visivo che Hergé, Quino,  Schulz e Uderzo hanno stampato nella psiche collettiva del ventesimo secolo. Più che del torbido bianco e nero della Valentina di Guido Crepax,  le femmine di Crea sono parenti di Asterix, di Tintin, di Mafalda, di Snoopy. Una maniera moderna e un tema secolare: così Carmelo Crea dimostra di essere un artista del Terzo Millenio, il millenio della interdisciplinarietà. Un degno erede di Roy Liechtenstein e di Valerio Adami, o delle spassose figurine di Keith Haring.

Un terzo aspetto delle opere di Crea aggiunge un tocco di humour e induce nello spettatore una buona dosi di complicità: lo sguardo. I pacman, gli uccelli, le seriate sagome maschili presenti nei suoi quadri divorano, con gli occhi spalancati, le femminee e voluttuose carnagioni. Un voyeurismo hitchcockiano (ricordate “La Finestra sul Cortile”?) o, ancor di più, uno spinto Eros visivo come la morbosa voglia ritratta da Nagisa Oshima nel film “Max mon Amour”. Se dovessimo riassumere in una frase il mondo artistico di Carmelo Crea, sarebbe questa: Quanto è bello guardare la Bellezza!”.

Prof. Dott. ANTONIO MENDOZA.-



Women. When we look at the paintings of Carmelo Crea, we see almost just women. There are also woods, cars, birds and eyes, but always subordinated to the female image, alone or grouped. The male human being is ignored, or reduced to a silhouette or an advertisement quotation. We have in front of us a painter of women, a brave heir of a multi-millenary tradition.

In the same way  the animals of Altamira or Lascaux  served to hunt the real ones by catching the image, the fat Venuses of Willendorf or Brassempouy were made to call for fertility by means of their full breasts and bellies. These fetishes/sculptures are the first examples of a flood of masterworks: Nefertiti, Tiyi, Nefertari, Milo’s Aphrodite, Ephesos’ Arthemis, the Callipigic Venus, the Madonnas from the catacombs up to Dalì, Leonardo’s and Raphael’s portraits, the archetipal women of Rubens, Renoir and Modigliani. Which novelties brings the artist Carmelo Crea to this crowd of women that became immortal by means of Art?

First of all the phisical characters. Crea’s women are young, robust, sensual. Dark or blond, it doesn’t matter: it is important the delicateness of the flesh, the fullness of breasts, the glimpse “inviting inviting”, as Peppino De Filippo said in “Boccaccio ‘70”. Free-minded women, naked or lightly dressed, and always with the thights in a privilegiate position. An apotheosis of female flesh like in Helmut Newton’s photos. The positions are acrobatic and curved; the environment is exuberant, joyful and colored, and brings to our minds Douanier Rousseau’s “Yadwigha”. But the joy of senses that Carmelo Crea wakes up on us depends not only from the theme: depends also on the visual tecnique.

Colors are lively, contrasted, and distributed in precise and well-defined zones. No traces of shadows. The figures are bidimensional. It’s the cartoons esthetics, specially of Disney’s cartoons. In this sense, Carmelo Crea uses the visual concept that Hergé, Quino, Schulz and Uderzo have printed on the collective mentality of the twentieth century. The women of Crea are not like the torbid black-and-white Valentina by Guido Crepax: they are more like Asterix, Mafalda, Tintin, Snoopy. A modern style and a classic theme: this shows us Carmelo Crea as an artist from the Third Millenium, the millenium of interdisciplines. A real hair of Roy Liechtenstein and Valerio Adami, or the funny little figures of Keith Haring.

Another important characteristic of  Crea’s work brings a touch of humour and gives the spectator a sense of complicity: the glimpse, the look. The pacmans, the birds, the serial male-like silhouettes from his paintings litteraly devour, with their full-open eyes, the voluptuous women. A Hitchcock-like voyeurism (remember “Rear Window”?) or, even more, the extreme visual Eros of Nagisa Oshima’s film “Max mon Amour”. If we want to resume in a single phrase the entire artistic world of Carmelo Crea, that should be: “How beautiful is to look al Beauty!”.

English version by the Author.

Donne. Quando guardiamo i quadri di Carmelo Crea, vediamo soprattutto e quasi soltanto donne. Ci sono anche foreste, macchine, uccelli e occhi, ma sempre subordinate alla figura femminile, sola o in gruppo. Il maschio viene cancellato, o ridotto a sagoma o a citazione pubblicitaria. Abbiamo davanti a noi un pittore di donne, degno erede di una tradizione plurimillenaria.

Così come i bisonti di Altamira o Lascaux servivano per catturare l’anima dell’animale e facilitarne la caccia, le “Venere Adipose” di Willendorf o Brassempouy dovevano attirare la fecondità tramite i loro ventri, seni e fianchi abbondanti. Queste sculture/feticcio sono i primi esempi di un fiume di capolavori: Nefertiti, Tiyi, Nefertari, l’Afrodite di Milo, l’Artemide di Efeso, la Venere Calipigica, le Madonne dalle catacombe a Dalì, i ritratti di Leonardo e Raffaello, le prototipiche femmine di Rubens, Renoir e Modigliani. Cosa aggiunge l’artista Carmelo Crea a questa valanga de donne rese immortali tramite l’Arte?

Innanzitutto la fisicità. Le donne di Carmelo Crea sono giovani, prosperose, sensuali. More o bionde, non importa; conta la morbidezza della pelle, la turgidezza dei seni, lo sguardo “invitante invitante”, come disse Peppino Di Filippo in “Boccaccio ‘70”. Donne spregiudicate, ignude o succintamente vestite, e sempre con le cosce in evidenza. Un’apoteosi della carne di femmina degna di Helmut Newton. Le posture sono sinuose, acrobatiche; il set è lussureggiante, festivo, esuberante, e spesso ci ricorda la “Yadwigha” del Doganiere Rousseau. Ma la sensualità che le opere di Carmelo Crea nos trasmette non dipende solo dal soggetto: dipende anche della tecnica visiva.

I colori sono vivaci, netti, contrastanti, e distribuiti in zone ben precise e delimitate. Non c’è ombra de ombre. Le figure sono bidimensionali. E’ la estetica del fumetto, soprattutto dei fumetti della Disney. In questo senso, Carmelo Crea adopera quel filone visivo che Hergé, Quino, Schulz e Uderzo hanno stampato nella psiche collettiva del ventesimo secolo. Più che del torbido bianco e nero della Valentina di Guido Crepax, le femmine di Crea sono parenti di Asterix, di Tintin, di Mafalda, di Snoopy. Una maniera moderna e un tema secolare: così Carmelo Crea dimostra di essere un artista del Terzo Millenio, il millenio della interdisciplinarietà. Un degno erede di Roy Liechtenstein e di Valerio Adami, o delle spassose figurine di Keith Haring.

Un terzo aspetto delle opere di Crea aggiunge un tocco di humour e induce nello spettatore una buona dosi di complicità: lo sguardo. I pacman, gli uccelli, le seriate sagome maschili presenti nei suoi quadri divorano, con gli occhi spalancati, le femminee e voluttuose carnagioni. Un voyeurismo hitchcockiano (ricordate “La Finestra sul Cortile”?) o, ancor di più, uno spinto Eros visivo come la morbosa voglia ritratta da Nagisa Oshima nel film “Max mon Amour”. Se dovessimo riassumere in una frase il mondo artistico di Carmelo Crea, sarebbe questa: Quanto è bello guardare la Bellezza!”.

Prof. Dott. ANTONIO MENDOZA.-

Women. When we look at the paintings of Carmelo Crea, we see almost just women. There are also woods, cars, birds and eyes, but always subordinated to the female image, alone or grouped. The male human being is ignored, or reduced to a silhouette or an advertisement quotation. We have in front of us a painter of women, a brave heir of a multi-millenary tradition.

In the same way the animals of Altamira or Lascaux served to hunt the real ones by catching the image, the fat Venuses of Willendorf or Brassempouy were made to call for fertility by means of their full breasts and bellies. These fetishes/sculptures are the first examples of a flood of masterworks: Nefertiti, Tiyi, Nefertari, Milo’s Aphrodite, Ephesos’ Arthemis, the Callipigic Venus, the Madonnas from the catacombs up to Dalì, Leonardo’s and Raphael’s portraits, the archetipal women of Rubens, Renoir and Modigliani. Which novelties brings the artist Carmelo Crea to this crowd of women that became immortal by means of Art?

First of all the phisical characters. Crea’s women are young, robust, sensual. Dark or blond, it doesn’t matter: it is important the delicateness of the flesh, the fullness of breasts, the glimpse “inviting inviting”, as Peppino De Filippo said in “Boccaccio ‘70”. Free-minded women, naked or lightly dressed, and always with the thights in a privilegiate position. An apotheosis of female flesh like in Helmut Newton’s photos. The positions are acrobatic and curved; the environment is exuberant, joyful and colored, and brings to our minds Douanier Rousseau’s “Yadwigha”. But the joy of senses that Carmelo Crea wakes up on us depends not only from the theme: depends also on the visual tecnique.

Colors are lively, contrasted, and distributed in precise and well-defined zones. No traces of shadows. The figures are bidimensional. It’s the cartoons esthetics, specially of Disney’s cartoons. In this sense, Carmelo Crea uses the visual concept that Hergé, Quino, Schulz and Uderzo have printed on the collective mentality of the twentieth century. The women of Crea are not like the torbid black-and-white Valentina by Guido Crepax: they are more like Asterix, Mafalda, Tintin, Snoopy. A modern style and a classic theme: this shows us Carmelo Crea as an artist from the Third Millenium, the millenium of interdisciplines. A real hair of Roy Liechtenstein and Valerio Adami, or the funny little figures of Keith Haring.

Another important characteristic of Crea’s work brings a touch of humour and gives the spectator a sense of complicity: the glimpse, the look. The pacmans, the birds, the serial male-like silhouettes from his paintings litteraly devour, with their full-open eyes, the voluptuous women. A Hitchcock-like voyeurism (remember “Rear Window”?) or, even more, the extreme visual Eros of Nagisa Oshima’s film “Max mon Amour”. If we want to resume in a single phrase the entire artistic world of Carmelo Crea, that should be: “How beautiful is to look al Beauty!”.

English version by the Author.

Uno sguardo inconsueto sul tema della violenza sulle donne. Lo spettacolo Cresci bene. Cresci forte è al Teatro Millelire di Roma dal 7 al 15 Ottobre. In scena tre attrici che raccontano altrettante storie di vite segnate da un rapporto non sempre sereno fra donne, siano esse madri o sorelle.
Venerdì 10 Ottobre, dopo lo spettacolo, è prevista una tavola rotonda a cui partecipano Antonella Petricone e Oria Gargano di BEfree - Cooperativa contro la violenze e la tratta sulle donne e Celeste Costantino, deputata SEL, insieme a psicologi ed esperti del settore per discutere sul tema della violenza domestica legata alla maternità e all’educazione.


Da martedì 7 a mercoledì 15 Ottobre 2014
Teatro Millelire
Via Ruggero Di Lauria, 22 - Roma
Cresci bene. Cresci forte
scritto da Francesca Romana Miceli Picardi

regia di Alfredo Agostini


Uno sguardo inconsueto sul tema della violenza sulle donne. Lo spettacolo Cresci bene. Cresci forte, scritto da Francesca Romana Miceli Picardi con la regia di Alfredo Agostini e l’interpretazione di Francesca Romana Miceli Picardi, Teresa Luchena e Gea Storace, è in scena dal 7 al 15 Ottobre al Teatro Milleire di Roma, in Via Ruggero Di Lauria, 22.

Tre atti separati, un solo tema. Cresci bene. Cresci forte raccoglie tre storie per tre attrici. Storie crudeli e commoventi sul confronto tra madri e sorelle. Contesti completamente diversi l’uno dall’altro, ma destini che sembrano non dare via di scampo.

Annamaria e Katia, due donne piene di cicatrici, evocano un’infanzia e un’adolescenza scandite dal ritmo di un accendino, dal rumore di bottiglie infrante e da una madre assente, ma fin troppo presente. Ora, dopo anni, si ritrovano faccia a faccia nella saletta anonima di un carcere.

Michela e Giorgiana provengono da una famiglia dell’estrema periferia romana che fa i conti da sempre con il malessere economico e hanno una madre che non manca mai di ricordare l’importanza del benessere materiale: Il loro è un contesto in cui ridere delle disgrazie sembra l’unica via possibile, ma Giorgiana sta cominciando a capire che “di non solo pane vive l’uomo”.

Infine Marta, che torna a casa dopo la morte della madre. Sono passati molti anni e si trova faccia a faccia con la sorella Angela, affetta da autismo dalla nascita. La madre ha dedicato tutta la vita alla cura della figlia malata e alla sua morte l’affida a Marta. Ora le due dovranno imparare, a poco a poco, a comunicare tra loro.

Venerdì 10 Ottobre al termine dello spettacolo è prevista una tavola rotonda a cui partecipano Antonella Petricone e Oria Gargano di BEfree - Cooperativa contro la violenze e la tratta sulle donne e Celeste Costantino, deputata SEL, insieme a psicologi ed esperti del settore per discutere sul tema della violenza domestica legata alla maternità e all’educazione.
Cresci bene. Cresci forte è dal 7 al 15 Ottobre al Teatro Milleire di Roma, in Via Ruggero Di Lauria, 22.



Note sullo spettacolo

Fare il genitore è un po’ come essere trapezisti che soffrono di vertigini, scommettere al buio con la speranza che le carte in tavola siano buone. Gli errori sono certi, indubbiamente, ma in buona fede. O no? Non esiste ragione che giustifichi una donna a non essere una buona madre. Specialmente una madre nei confronti delle figlie.

Eppure capita. Un dolore silenzioso, malerba nel giardino dell’infanzia, macchie sul telo bianco dei ricordi, lacrime che scorrono in profondità, dentro al solco della buona educazione o dell’inadempienza. La nostra è un’epoca codificata per immagini. Le foto che postiamo sui social network, quelle che vediamo ovunque. Loghi che diventano icone.

Cresci bene. Cresci forte scalfisce la Pietà restituendo un’immagine atipica della maternità. Non più marmo, ma carne viva. Alfredo Agostini


Cresci bene. Cresci forte
Di: Francesca Romana Miceli Picardi
Con: Francesca Romana Miceli Picardi, Teresa Luchena e Gea Storace
Regia: Alfredo Agostini


Dal 7 al 15 Ottobre 2014

Teatro Millelire Via Ruggero di Lauria, 22

Dal martedì al sabato ore 21.00 - Domenica ore 18.00

Biglietto: 12.00 € intero / 10.00 € ridotto + 2.00 € (tessera associativa)

Info e prenotazioni : http://www.millelire.org/  06 39751063 – 333 2911132

Uno sguardo inconsueto sul tema della violenza sulle donne. Lo spettacolo Cresci bene. Cresci forte è al Teatro Millelire di Roma dal 7 al 15 Ottobre. In scena tre attrici che raccontano altrettante storie di vite segnate da un rapporto non sempre sereno fra donne, siano esse madri o sorelle.
Venerdì 10 Ottobre, dopo lo spettacolo, è prevista una tavola rotonda a cui partecipano Antonella Petricone e Oria Gargano di BEfree - Cooperativa contro la violenze e la tratta sulle donne e Celeste Costantino, deputata SEL, insieme a psicologi ed esperti del settore per discutere sul tema della violenza domestica legata alla maternità e all’educazione.


Da martedì 7 a mercoledì 15 Ottobre 2014
Teatro Millelire
Via Ruggero Di Lauria, 22 - Roma
Cresci bene. Cresci forte
scritto da Francesca Romana Miceli Picardi

regia di Alfredo Agostini


Uno sguardo inconsueto sul tema della violenza sulle donne. Lo spettacolo Cresci bene. Cresci forte, scritto da Francesca Romana Miceli Picardi con la regia di Alfredo Agostini e l’interpretazione di Francesca Romana Miceli Picardi, Teresa Luchena e Gea Storace, è in scena dal 7 al 15 Ottobre al Teatro Milleire di Roma, in Via Ruggero Di Lauria, 22.

Tre atti separati, un solo tema. Cresci bene. Cresci forte raccoglie tre storie per tre attrici. Storie crudeli e commoventi sul confronto tra madri e sorelle. Contesti completamente diversi l’uno dall’altro, ma destini che sembrano non dare via di scampo.

Annamaria e Katia, due donne piene di cicatrici, evocano un’infanzia e un’adolescenza scandite dal ritmo di un accendino, dal rumore di bottiglie infrante e da una madre assente, ma fin troppo presente. Ora, dopo anni, si ritrovano faccia a faccia nella saletta anonima di un carcere.

Michela e Giorgiana provengono da una famiglia dell’estrema periferia romana che fa i conti da sempre con il malessere economico e hanno una madre che non manca mai di ricordare l’importanza del benessere materiale: Il loro è un contesto in cui ridere delle disgrazie sembra l’unica via possibile, ma Giorgiana sta cominciando a capire che “di non solo pane vive l’uomo”.

Infine Marta, che torna a casa dopo la morte della madre. Sono passati molti anni e si trova faccia a faccia con la sorella Angela, affetta da autismo dalla nascita. La madre ha dedicato tutta la vita alla cura della figlia malata e alla sua morte l’affida a Marta. Ora le due dovranno imparare, a poco a poco, a comunicare tra loro.

Venerdì 10 Ottobre al termine dello spettacolo è prevista una tavola rotonda a cui partecipano Antonella Petricone e Oria Gargano di BEfree - Cooperativa contro la violenze e la tratta sulle donne e Celeste Costantino, deputata SEL, insieme a psicologi ed esperti del settore per discutere sul tema della violenza domestica legata alla maternità e all’educazione.
Cresci bene. Cresci forte è dal 7 al 15 Ottobre al Teatro Milleire di Roma, in Via Ruggero Di Lauria, 22.

Note sullo spettacolo

Fare il genitore è un po’ come essere trapezisti che soffrono di vertigini, scommettere al buio con la speranza che le carte in tavola siano buone. Gli errori sono certi, indubbiamente, ma in buona fede. O no? Non esiste ragione che giustifichi una donna a non essere una buona madre. Specialmente una madre nei confronti delle figlie.

Eppure capita. Un dolore silenzioso, malerba nel giardino dell’infanzia, macchie sul telo bianco dei ricordi, lacrime che scorrono in profondità, dentro al solco della buona educazione o dell’inadempienza. La nostra è un’epoca codificata per immagini. Le foto che postiamo sui social network, quelle che vediamo ovunque. Loghi che diventano icone.

Cresci bene. Cresci forte scalfisce la Pietà restituendo un’immagine atipica della maternità. Non più marmo, ma carne viva. Alfredo Agostini


Cresci bene. Cresci forte
Di: Francesca Romana Miceli Picardi
Con: Francesca Romana Miceli Picardi, Teresa Luchena e Gea Storace
Regia: Alfredo Agostini


Dal 7 al 15 Ottobre 2014

Teatro Millelire Via Ruggero di Lauria, 22

Dal martedì al sabato ore 21.00 - Domenica ore 18.00

Biglietto: 12.00 € intero / 10.00 € ridotto + 2.00 € (tessera associativa)

Info e prenotazioni : http://www.millelire.org/ 06 39751063 – 333 2911132

Prende il via il 5 Ottobre la Rassegna Infanzie in gioco 2014/15 a Centrale Preneste Teatro (Via Alberto da Giussano, 58) con lo spettacolo Ciao buio.  Il lavoro della Compagnia Ruotalibera, di e con Tiziana Lucattini e Fabio Traversa, ha come protagonisti  il buio e la notte. Realtà e immaginazione si incontrano per raccontare  storie, buffe o di paura, di lupi e coniglietti, streghe e mostri pelosi, orsi e orsetti, insieme a episodi reali di vita quotidiana e teneri ricordi di nonni e bisnonni.
Posto unico 5 euro. Dai 6 anni in poi.

Domenica 5 Ottobre 2014 alle ore 16.30
Centrale Preneste Teatro
Ruotalibera Teatro
in scena con
Ciao buio
Ruotalibera/Centrale Preneste Teatro per le nuove generazioni per il quarto anno consecutivo dà il via a Infanzie in gioco 2014/15, la nuova stagione teatrale dedicata alle famiglie. In cartellone 24 spettacoli, da ottobre a marzo, in programma ogni domenica alle ore 16.30 a Centrale Preneste Teatro in Via Alberto da Giussano, 58 in zona Pigneto-Malatesta. Il costo del biglietto per tutti, adulti e bambini, è di 5 euro.
Il primo appuntamento della stagione è con Ciao Buio della Compagnia Ruotalibera Teatro, di e con Tiziana Lucattini e Fabio Traversa, in scena domenica 5 Ottobre alle 16.30. Sono il buio e la notte i protagonisti di questo spettacolo in cui realtà e immaginazione si incontrano per raccontare storie, buffe o di paura, di lupi e coniglietti, streghe e mostri pelosi, orsi e orsetti, insieme a episodi di vita quotidiana e teneri ricordi di nonni e bisnonni. Nell’ora in tutto diventa possibile, in cui i bambini vanno a dormire aspettando il bacio della buona notte e il racconto che li rassicuri, il loro letto è come una scatola magica che produce sogni e apparizioni. Adatto dai 6 anni in poi.
La rassegna Infanzie in gioco è realizzata con il sostegno della Regione Lazio – Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili e in collaborazione con il Municipio V di Roma Capitale.

Ciao buio della Compagnia Ruotalibera Teatro
Di e con: Fabio Traversa e Tiziana Lucattini
Scene: Francesco Persico
Costumi: Antonia Di Lorenzo
Disegno luci: Martin Beeretz
Organizzazione e promozione: Paola Meda e Serena Amidani


Centrale Preneste Teatro Via Alberto da Giussano, 58 - Roma

Domenica 5 Ottobre alle ore 16.30

Biglietto unico: 5.00 € (prenotazione consigliata)

Info e prenotazioni: 06 27801063 – 06 25393527 (lun./ven. ore 10.00/17.00)

Pagina Facebook: www.facebook.com/CentralePrenesteTeatro

Prende il via il 5 Ottobre la Rassegna Infanzie in gioco 2014/15 a Centrale Preneste Teatro (Via Alberto da Giussano, 58) con lo spettacolo Ciao buio. Il lavoro della Compagnia Ruotalibera, di e con Tiziana Lucattini e Fabio Traversa, ha come protagonisti il buio e la notte. Realtà e immaginazione si incontrano per raccontare storie, buffe o di paura, di lupi e coniglietti, streghe e mostri pelosi, orsi e orsetti, insieme a episodi reali di vita quotidiana e teneri ricordi di nonni e bisnonni.
Posto unico 5 euro. Dai 6 anni in poi.

Domenica 5 Ottobre 2014 alle ore 16.30
Centrale Preneste Teatro
Ruotalibera Teatro
in scena con
Ciao buio
Ruotalibera/Centrale Preneste Teatro per le nuove generazioni per il quarto anno consecutivo dà il via a Infanzie in gioco 2014/15, la nuova stagione teatrale dedicata alle famiglie. In cartellone 24 spettacoli, da ottobre a marzo, in programma ogni domenica alle ore 16.30 a Centrale Preneste Teatro in Via Alberto da Giussano, 58 in zona Pigneto-Malatesta. Il costo del biglietto per tutti, adulti e bambini, è di 5 euro.
Il primo appuntamento della stagione è con Ciao Buio della Compagnia Ruotalibera Teatro, di e con Tiziana Lucattini e Fabio Traversa, in scena domenica 5 Ottobre alle 16.30. Sono il buio e la notte i protagonisti di questo spettacolo in cui realtà e immaginazione si incontrano per raccontare storie, buffe o di paura, di lupi e coniglietti, streghe e mostri pelosi, orsi e orsetti, insieme a episodi di vita quotidiana e teneri ricordi di nonni e bisnonni. Nell’ora in tutto diventa possibile, in cui i bambini vanno a dormire aspettando il bacio della buona notte e il racconto che li rassicuri, il loro letto è come una scatola magica che produce sogni e apparizioni. Adatto dai 6 anni in poi.
La rassegna Infanzie in gioco è realizzata con il sostegno della Regione Lazio – Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili e in collaborazione con il Municipio V di Roma Capitale.

Ciao buio della Compagnia Ruotalibera Teatro
Di e con: Fabio Traversa e Tiziana Lucattini
Scene: Francesco Persico
Costumi: Antonia Di Lorenzo
Disegno luci: Martin Beeretz
Organizzazione e promozione: Paola Meda e Serena Amidani


Centrale Preneste Teatro Via Alberto da Giussano, 58 - Roma

Domenica 5 Ottobre alle ore 16.30

Biglietto unico: 5.00 € (prenotazione consigliata)

Info e prenotazioni: 06 27801063 – 06 25393527 (lun./ven. ore 10.00/17.00)

Pagina Facebook: www.facebook.com/CentralePrenesteTeatro

Affascinante dalla prima all’ultima pagina, L’universo matematico è uno di quei rari esempi di libri divulgativi, leggibili da chiunque, che contengono al loro interno una novità rivoluzionaria e originale, al centro dell’attenzione degli scienziati più importanti del pianeta, dai cosmologi ai matematici, dai neuroscienziati ai filosofi. L’universo matematico di Max Tegmark è uno di quei libri capitali che possono cambiare il corso di una disciplina. Il libro era atteso da tempo. Si sapeva che Tegmark lo stava scrivendo, se ne conoscevano i contenuti rivoluzionari e la comunità scientifica internazionale aspettava l’autore al varco della pubblicazione. Perché Tegmark è così noto?

Tutto ha inizio con Galileo, quando scrive che «l’universo è scritto in lingua matematica». È già un punto di svolta epocale, perché significa che tutto al mondo può essere descritto con il linguaggio dei numeri e delle relazioni. Centinaia di anni dopo, nel 1960, il premio Nobel Eugene Wigner fa un passo ulteriore, e si interroga sull’«irragionevole efficacia della matematica»: se la matematica è lo studio formale di concetti puramente astratti, indipendenti dal pensiero umano, com’è possibile che sia tanto accurata – addirittura perfetta – nel descrivere il mondo reale, fatto di cose tutt’altro che astratte?

Ad esempio, si può scrivere «due più due uguale quattro», «two plus two equals four» o «2 + 2 = 4». Sono tutte notazioni cariche di cultura umana, storicamente e geograficamente collocate (rispettivamente in Italia oggi, in Inghilterra oggi e in India/Arabia nell’viii secolo).

Ma ciò che sottintendono tutte e tre queste notazioni si pone al di fuori della mente umana; è una elaborazione di una relazione assoluta e necessaria tra entità astratte.

Pensateci un secondo: il «due» puro non esiste in natura, e nemmeno il «+» o l’«=». Sono convenzioni umane. Astrazioni, appunto. Ma allora perché se sparo una palla di cannone, pesante e molto reale, questa seguirà sempre una traiettoria che è descritta esattamente da una relazione (una parabola, in questo caso) derivata dall’elaborazione di questi concetti astratti?

Dove si intersecano fisicamente l’astrattezza della matematica e la realtà del mondo? Qui entrano in scena Max Tegmark e questo incredibile libro. Se l’ipotesi di una realtà esterna a noi è vera, la «teoria del tutto» – la descrizione completa della realtà – deve essere indipendente dal nostro pensiero contingente, e l’unica cosa completamente svincolata dal pensiero umano è appunto la matematica. Dunque, per Tegmark il mondo reale coincide con la matematica, è fatto di matematica, è matematica.

Max Tegmark ci conduce attraverso il passato, il presente e il futuro; attraverso la fisica, l’astronomia e la matematica, per introdurci alla sua teoria del «multiverso definitivo».



Max Tegmark è uno dei più importanti fisici teorici viventi. Svedese di nascita, si è laureato al Royal Institute of Technology di Stoccolma per poi terminare i suoi studi alla University of California, Berkeley. Ha lavorato al Max-Planck-Institut für Physik di Monaco, all’Institute for Advanced Study di Princeton e alla University of Pennsylvania. Attualmente insegna fisica al MIT di Boston.
Autore di oltre 200 articoli, molti dei quali estremamente influenti. Scrive per «Scientific American», «bbc News» e «Science». L’universo matematico è il suo primo, attesissimo, libro per il grande pubblico.

Affascinante dalla prima all’ultima pagina, L’universo matematico è uno di quei rari esempi di libri divulgativi, leggibili da chiunque, che contengono al loro interno una novità rivoluzionaria e originale, al centro dell’attenzione degli scienziati più importanti del pianeta, dai cosmologi ai matematici, dai neuroscienziati ai filosofi. L’universo matematico di Max Tegmark è uno di quei libri capitali che possono cambiare il corso di una disciplina. Il libro era atteso da tempo. Si sapeva che Tegmark lo stava scrivendo, se ne conoscevano i contenuti rivoluzionari e la comunità scientifica internazionale aspettava l’autore al varco della pubblicazione. Perché Tegmark è così noto?

Tutto ha inizio con Galileo, quando scrive che «l’universo è scritto in lingua matematica». È già un punto di svolta epocale, perché significa che tutto al mondo può essere descritto con il linguaggio dei numeri e delle relazioni. Centinaia di anni dopo, nel 1960, il premio Nobel Eugene Wigner fa un passo ulteriore, e si interroga sull’«irragionevole efficacia della matematica»: se la matematica è lo studio formale di concetti puramente astratti, indipendenti dal pensiero umano, com’è possibile che sia tanto accurata – addirittura perfetta – nel descrivere il mondo reale, fatto di cose tutt’altro che astratte?

Ad esempio, si può scrivere «due più due uguale quattro», «two plus two equals four» o «2 + 2 = 4». Sono tutte notazioni cariche di cultura umana, storicamente e geograficamente collocate (rispettivamente in Italia oggi, in Inghilterra oggi e in India/Arabia nell’viii secolo).

Ma ciò che sottintendono tutte e tre queste notazioni si pone al di fuori della mente umana; è una elaborazione di una relazione assoluta e necessaria tra entità astratte.

Pensateci un secondo: il «due» puro non esiste in natura, e nemmeno il «+» o l’«=». Sono convenzioni umane. Astrazioni, appunto. Ma allora perché se sparo una palla di cannone, pesante e molto reale, questa seguirà sempre una traiettoria che è descritta esattamente da una relazione (una parabola, in questo caso) derivata dall’elaborazione di questi concetti astratti?

Dove si intersecano fisicamente l’astrattezza della matematica e la realtà del mondo? Qui entrano in scena Max Tegmark e questo incredibile libro. Se l’ipotesi di una realtà esterna a noi è vera, la «teoria del tutto» – la descrizione completa della realtà – deve essere indipendente dal nostro pensiero contingente, e l’unica cosa completamente svincolata dal pensiero umano è appunto la matematica. Dunque, per Tegmark il mondo reale coincide con la matematica, è fatto di matematica, è matematica.

Max Tegmark ci conduce attraverso il passato, il presente e il futuro; attraverso la fisica, l’astronomia e la matematica, per introdurci alla sua teoria del «multiverso definitivo».

Max Tegmark è uno dei più importanti fisici teorici viventi. Svedese di nascita, si è laureato al Royal Institute of Technology di Stoccolma per poi terminare i suoi studi alla University of California, Berkeley. Ha lavorato al Max-Planck-Institut für Physik di Monaco, all’Institute for Advanced Study di Princeton e alla University of Pennsylvania. Attualmente insegna fisica al MIT di Boston.
Autore di oltre 200 articoli, molti dei quali estremamente influenti. Scrive per «Scientific American», «bbc News» e «Science». L’universo matematico è il suo primo, attesissimo, libro per il grande pubblico.

Dal 5 ottobre, ogni prima domenica del mese, si sperimenta l’ingresso gratuito per i residenti in tutto il sistema Musei Civici di Roma. Inoltre in arrivo un bando e una campagna di comunicazione web per valorizzare i piccoli musei ad ingresso gratuito e un bando per l’animazione di Musei in Musica.

In arrivo una grande novità per il Sistema Musei Civici di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in vista dell’allineamento delle tariffe a quelle del MiBACT dal 1° gennaio 2015. A partire da domenica 5 ottobre sarà avviata la SPERIMENTAZIONE DELL’INGRESSO GRATUITO nei musei del sistema ogni prima domenica del mese per tutti i cittadini residenti a Roma (ad eccezione della biglietteria mostra del Museo dell’Ara Pacis). La gratuità sarà replicata anche la prima domenica di novembre e di dicembre e rientra in un piano di valorizzazione del patrimonio museale della città.

Valorizzazione e accessibilità sono le parole chiave anche della CAMPAGNA DI PROMOZIONE DEI 7 “PICCOLI MUSEI” DI ROMA divenuti ad ingresso gratuito dalla fine di agosto. L’Amministrazione Capitolina, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, ha deciso di accendere i riflettori su di loro grazie alla collaborazione dell’associazionismo privato. Infatti, è online da oggi 1 ottobre un Bando pubblico per la selezione di progetti di animazione che partiranno il 6 dicembre in occasione di Musei in Musica. Per ogni museo sarà scelta un’associazione che dovrà garantire un minimo di 10 giornate di attività da svolgersi entro il 6 gennaio 2015. Tutte le attività proposte saranno ad ingresso gratuito sia per i residenti sia per i non residenti.

Gli spettacoli e gli eventi promossi attraverso il Bando pubblico saranno un motivo in più per scoprire o riscoprire le storie, le collezioni e le visioni inedite custodite nei “piccoli musei”. Dalla suggestiva area archeologica della Villa di Massenzio  alle preziose sculture conservate a due passi da Piazza Navona nel Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Dal  camminamento, le torri e le storie racchiuse nel Museo delle Mura, alle opere di de Chirico, Severini, Warhol, Rivers e Manzù ospitate nel Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese. Gli appassionati di storia, invece, potranno immergersi nelle atmosfere di fine secolo della casa-studio dello scultore Pietro Canonica nel cuore di Villa Borghese e in quelle ottocentesche custodite nelle sale del Museo Napoleonico  o, ancora, grazie alla narrazione immersiva del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, potranno rivivere le tormentate lotte che portarono la Roma repubblicana del 1849 a resistere e poi a capitolare.

Da lunedì 6 ottobre, il percorso di valorizzazione dei “piccoli musei” sarà accompagnato da una campagna di comunicazione attraverso il web e i social network. Le pagine Facebook dei 7 musei e quella di Musei in Comune insieme al profilo Twitter @museiincomune – che con i suoi 66.000 follower è il primo profilo museale italiano – accoglieranno 2 mesi di approfondimenti sui 7 musei. La prima e l’ultima settimana saranno dedicate a tutti i “piccoli musei” mentre le 7 settimane centrali si focalizzeranno ognuna su un museo. Si condivideranno foto, video, approfondimenti, curiosità su ogni museo per promuoverne anche gli aspetti e le opere meno note e per stimolare il pubblico alla visita. Tutti potranno poi condividere la propria esperienza di visita utilizzando l’hashtag

Da oggi è online anche un secondo BANDO attraverso il quale saranno selezionati gli spettacoli e i concerti che, in occasione di MUSEI IN MUSICA (6 dicembre), si svolgeranno negli altri musei del sistema - Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma Palazzo Braschi, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, MACRO, Museo di Roma in Trastevere, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia  - e ai quali si potrà partecipare con un biglietto simbolico di 1 euro.
Il calendario di Musei in Musica sarà anche arricchito dalla partecipazione di alcuni spazi culturali della città: Casina di Raffaello, Technotown, Centro Culturale “Elsa Morante”, Centro Culturale “San Basilio” Aldo Fabrizi, Centro Culturale “Gabriella Ferri”.

Dal 5 ottobre, ogni prima domenica del mese, si sperimenta l’ingresso gratuito per i residenti in tutto il sistema Musei Civici di Roma. Inoltre in arrivo un bando e una campagna di comunicazione web per valorizzare i piccoli musei ad ingresso gratuito e un bando per l’animazione di Musei in Musica.

In arrivo una grande novità per il Sistema Musei Civici di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in vista dell’allineamento delle tariffe a quelle del MiBACT dal 1° gennaio 2015. A partire da domenica 5 ottobre sarà avviata la SPERIMENTAZIONE DELL’INGRESSO GRATUITO nei musei del sistema ogni prima domenica del mese per tutti i cittadini residenti a Roma (ad eccezione della biglietteria mostra del Museo dell’Ara Pacis). La gratuità sarà replicata anche la prima domenica di novembre e di dicembre e rientra in un piano di valorizzazione del patrimonio museale della città.

Valorizzazione e accessibilità sono le parole chiave anche della CAMPAGNA DI PROMOZIONE DEI 7 “PICCOLI MUSEI” DI ROMA divenuti ad ingresso gratuito dalla fine di agosto. L’Amministrazione Capitolina, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, ha deciso di accendere i riflettori su di loro grazie alla collaborazione dell’associazionismo privato. Infatti, è online da oggi 1 ottobre un Bando pubblico per la selezione di progetti di animazione che partiranno il 6 dicembre in occasione di Musei in Musica. Per ogni museo sarà scelta un’associazione che dovrà garantire un minimo di 10 giornate di attività da svolgersi entro il 6 gennaio 2015. Tutte le attività proposte saranno ad ingresso gratuito sia per i residenti sia per i non residenti.

Gli spettacoli e gli eventi promossi attraverso il Bando pubblico saranno un motivo in più per scoprire o riscoprire le storie, le collezioni e le visioni inedite custodite nei “piccoli musei”. Dalla suggestiva area archeologica della Villa di Massenzio alle preziose sculture conservate a due passi da Piazza Navona nel Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Dal camminamento, le torri e le storie racchiuse nel Museo delle Mura, alle opere di de Chirico, Severini, Warhol, Rivers e Manzù ospitate nel Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese. Gli appassionati di storia, invece, potranno immergersi nelle atmosfere di fine secolo della casa-studio dello scultore Pietro Canonica nel cuore di Villa Borghese e in quelle ottocentesche custodite nelle sale del Museo Napoleonico o, ancora, grazie alla narrazione immersiva del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, potranno rivivere le tormentate lotte che portarono la Roma repubblicana del 1849 a resistere e poi a capitolare.

Da lunedì 6 ottobre, il percorso di valorizzazione dei “piccoli musei” sarà accompagnato da una campagna di comunicazione attraverso il web e i social network. Le pagine Facebook dei 7 musei e quella di Musei in Comune insieme al profilo Twitter @museiincomune – che con i suoi 66.000 follower è il primo profilo museale italiano – accoglieranno 2 mesi di approfondimenti sui 7 musei. La prima e l’ultima settimana saranno dedicate a tutti i “piccoli musei” mentre le 7 settimane centrali si focalizzeranno ognuna su un museo. Si condivideranno foto, video, approfondimenti, curiosità su ogni museo per promuoverne anche gli aspetti e le opere meno note e per stimolare il pubblico alla visita. Tutti potranno poi condividere la propria esperienza di visita utilizzando l’hashtag

Da oggi è online anche un secondo BANDO attraverso il quale saranno selezionati gli spettacoli e i concerti che, in occasione di MUSEI IN MUSICA (6 dicembre), si svolgeranno negli altri musei del sistema - Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma Palazzo Braschi, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, MACRO, Museo di Roma in Trastevere, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia - e ai quali si potrà partecipare con un biglietto simbolico di 1 euro.
Il calendario di Musei in Musica sarà anche arricchito dalla partecipazione di alcuni spazi culturali della città: Casina di Raffaello, Technotown, Centro Culturale “Elsa Morante”, Centro Culturale “San Basilio” Aldo Fabrizi, Centro Culturale “Gabriella Ferri”.

Il Festival Anticorpi, festival di teatro di integrazione sociale, giunge quest’anno alla sua IV edizione e propone un programma ricco di eventi con spettacoli, mostre e workshop gratuiti. L’appuntamento è il 1, 2 e 3 Ottobre con tre spettacoli e una mostra fotografica al Teatro Biblioteca Quarticciolo e con tre laboratori gratuiti al Teatro di Villa Torlonia.

Il Festival Anticorpi 4.0, giunge quest’anno alla sua IV edizione e propone un programma ricco di appuntamenti con spettacoli, mostre e workshop gratuiti. Il festival di teatro di integrazione sociale organizzato dall’Associazione Culturale Anticorpi è realizzato in collaborazione con il Municipio III la Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea - struttura promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura e gestita da Zètema Progetto Cultura con la direzione di Emanuela Giordano - e grazie al contributo della Fondazione Alta Mane Italia.

Sono tre gli spettacoli ospitati dal Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma (via Ostuni, 8) nelle serate del 1, 2 e 3 Ottobre 2014 alle ore 21.00. Si inizia mercoledì 1 Ottobre alle ore 21.00 con il Centro Aggregativo MaTeMù (CIES) che porta in scena Nella Tempesta (da William Shakespeare) con l’adattamento e la regia di Gabriele Linari. Giovedì 2 arriva da Bolzano sul palco romano il Teatro la Ribalta con lo spettacolo Personaggi, liberamente ispirato a “Sei personaggi in cerca d’autore” di L. Pirandello, la regia è di Antonio Viganò. A chiudere questa tre giorni dedicata al teatro di integrazione sociale c’è Teatro Buffo con L’Assenza, un lavoro del regista Davide Marzattinocci in programma venerdì 3 Ottobre.
Il biglietto per ciascuno spettacolo ha un costo di 5.00 euro.
Nei giorni del Festival è possibile visitare gratuitamente la mostra Sinestesie, allestita nel foyer del Teatro Biblioteca Quarticciolo. L’esposizione raccoglie le immagini scattate da Jessica Tosi durante i laboratori di due gruppi di teatro integrato di Roma: “Paradosso 38” e “Il Casaletto”. Ad accompagnare Sinestesie ci sono gli “Scatti Fuori Posto” del fotografo Fausto Podavini che raccontano le emozioni e le storie di Fuori Posto-Festival di Teatri al limite.

Negli stessi giorni si terranno dei workshop di formazione sui temi del teatro, della danza e della musica negli spazi del Teatro di Villa Torlonia. Mercoledì 1 Ottobre dalle ore 10.00 alle 13.00, Valter Dadone conduce il laboratorio Play il gioco del suono. Mentre giovedì 2 Ottobre, sempre dalle ore 10.00 alle 13.00, Emilia Martinelli presenta un percorso di lavoro dal titolo Danceability pure noi. Infine venerdì 3 dalle 10.00 alle 13.00 si tiene l’ultimo workshop di teatro Corpo poetico-Attori/di/versi a cura di Antonio Viganò.


L’ingresso ai laboratori è gratuito, ma occorre prenotarsi inviando una mail all’indirizzo info@anticorpi-online.it

Il Festival ha come intento principale quello di raccogliere diverse realtà teatrali che operano in ambito sociale per creare uno spazio di conoscenza e di comunicazione tra gruppi e operatori teatrali e favorire scambi di idee mettendo in rete organizzazioni diverse. Il Festival Anticorpi 4.0 apre il sipario sulla diversità per scoprirne la bellezza e il potenziale creativo, per offrire al pubblico nuovi sguardi e riflessioni attraverso la luce e il fascino del teatro.

Anticorpi 4.0 Festival di teatro di integrazione sociale

Info e prenotazioni: 320 9347656 - 349 2210769 - info@anticorpi-online.it

Sito web: www.anticorpi-online.it

Pagina Facebook: www.facebook.com/AssociazioneAnticorpi

Teatro Biblioteca Quarticciolo
Via Ostuni, 8 (tra via Prenestina e viale Palmiro Togliatti) - Roma

Mercoledì 1, giovedì 2 e venerdì 3 Ottobre 2014 alle ore 21.00

Biglietto spettacoli: 5 €

Teatro di Villa Torlonia

Villa Torlonia – Via Spallanzani, 5

Mercoledì 1, giovedì 2 e venerdì 3 Ottobre 2014 dalle ore 10.00 alle ore 13.00

Ingresso libero ai workshop previa prenotazione alla mail info@anticorpi-online.it

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

Mercoledì 1 Ottobre 2014 ore 21.00

Centro Aggregativo MaTeMù (CIES) - http://www.cies.it

Nella Tempesta (da William Shakespeare)

Con: Matteo Branchi, Francesco Leon Ernesto De Marinis, Janet Ferramo, Jaclin Gallo, Jorge Gomes Do Nascimento, Sepehr Khalili, Salima Khan, Janette Isabel Mecchia, Cesar David Nina Santos, Carlotta Petruccioli, Sofia Sittaccio, Fatou Sokhna, Alessandro Ziccardi, Jose Manuel Alejandro, Alessio Bernardi, Marta Bertelli, Claudio Stefano Bruno Collantes, Giacomo Crepaz, Jacopo Decicco, Eugenio Delli Carri, Christian Demonte, Lorena Demonte, Matteo Di Gennaro, Andrea Fusacchio, Jose Huertas, Tobia Khandan, Alice Peluso, Mark Joseph Soriano, Monique Yuma, Sandra Zareptha, Gabriele Bermello, Elisa Casentini, Simona Pezzotti, Valerio Rosata, Gabriele Bermello, Danilo Cinotti, Alessio Marchionni, Massimiliano Mattei, Rufus Ujay Jackson, Joel Peñaherrera Vargas

Musiche originali e preparazione musicisti: Andrea Pantaleone, Cristiano Urbani, Carlo Conti

Supporto tecnico e preparazione rapper: Gianluca Panaccione - Basi rap: Christian Demonte, David Pascignian

Insegnante canto: Sarah Dietrich

Coreografie: Elisa Saiko Ciprianetti

Video e riprese: Alessandro Bernardini, Cesar David Nina Santos, Luca Tommasini

Aiuto regia: Paolo Crisi, Adriano Rossi

Luci: Flavio Tamburrini

Adattamento e regia: Gabriele Linari

Nella Tempesta, per conoscersi, riscoprirsi. Nella Tempesta ci si perde, si va alla deriva per approdare in una nuova terra dove potersi cercare. Dopo l’esperienza dello spettacolo “Altrove” (che affrontava il tema dello “spaesamento” all’inizio di un percorso di migrazione), il gruppo teatrale del Centro MaTeMù approfitta del capolavoro di Shakespeare per analizzare le conseguenze dell’approdo. “Nella Tempesta” i superstiti al naufragio, giunti nell’isola magica di Prospero, sono costretti a domandarsi “Chi sono?” (più che “dove” sono). Ognuno di questi “migranti” ha l’occasione per tentare una nuova vita, esplorare una nuova identità. A meno che l’isola in cui sono giunti non offra le possibilità solo sotto forma di “sogno”. Sulla scena giovani attori, musicisti dal vivo e ballerini, tutti frequentatori del Centro Aggregativo MaTeMù (CIES), autori –assieme al regista e agli insegnanti di musica e danza– dell’adattamento, frutto di un percorso formativo iniziato a Ottobre 2013.

Giovedì 2 Ottobre 2014 ore 21.00

Teatro la Ribalta di Bolzano - www.teatrolaribalta.it

Personaggi

Liberamente ispirato a “Sei personaggi in cerca d’autore” di L. Pirandello

Produzione: Teatro la Ribalta & Lebenshilfe

Di: Antonio Viganò

Coreografia: Julie Anne Stanzak

con: Michele Fiocchi, Rodrigo Scaggiante, Daniele Bonino, Lorenzo Friso, Maria Magdolna Johannes, Michael Untertrifaller, Mathias Dallinger, Melanie Goldner

Regia: Antonio Viganò

Direzione Tecnica: Enrico Peco

Per questi attori, misurarsi con l’opera di Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore” è una sfida ad affrontare un testo che, nella loro voce, risuona con una verità tutta nuova, con un’altra profondità. Il gioco pirandelliano dell’incomunicabilità, delle maschere sociali, dei ruoli, delle forme apparenti, che tutti noi crediamo immobili e che invece si trasformano in continuazione, è terreno fertile per questi attori/di/versi. Attraverso Pirandello si possono esasperare i conflitti tra apparenza e realtà, tra normalità e anormalità, tra individuo e mondo e si può mostrare la tragicità di una vita “che si aggira piccola piccola tra le apparenze e che ci sembra quasi che non sia davvero, che sia solo una fantasmagorica meccanica”. E come dare importanza a queste vite “piccole”?

L’interesse per il testo pirandelliano nasce dal dramma dei sei personaggi che domandano al teatro il diritto di esistere. L’uso della maschera, il continuo conflitto con il doppio della nostra personalità, la sua vicinanza alla follia, la continua riflessione sull’individuo e le sue molteplici forme e facce, è il gioco del teatro di Pirandello.

Venerdì 3 Ottobre 2014

Teatro Buffo di Roma - http://teatrobuffo.wordpress.com

L’Assenza

Con: Emilia Balbo, Roberto Cortellesi, Simone Di Pascasio, Davide Marzattinocci, Elio Meloni, Patrizia Milanese, Giusi Nazzarro, Giuseppe Vomero

Coordinamento, audio e luci: Suzana Zlatkovic

Aiuto di scena e interferenze filosofiche: Diana Milos

Foto: MaDS/Patrizia Chiatti

Regia: Davide Marzattinocci

Si ringraziano i poeti Florinda Fusco e Ivan Schiavone per aver concesso l’uso di alcuni loro testi. Si ringrazia il gruppo musicale Pane per aver concesso l’uso di alcuni brani musicali.

Un uomo che canta spartiti non scritti, un paio di scarpe come ricordo di una donna o come speranza di un suo arrivo, corpi appesi a stampelle quasi fossero abiti, sono alcuni degli elementi che nello spettacolo delineano e incarnano il vuoto, e con esso il confine labile tra sostenere e controllare, tra l’essere sostenuti e abbandonarsi, tra la presenza che si manifesta nell’assenza e viceversa. Nove attori in scena per un racconto fatto di immagini,che implica un rapporto schietto tra i corpi da cui emergono la violenza strutturale dei rapporti umani e la sostanziale disabilità dell’uomo moderno, lontano da se stesso e dagli altri, assente. Ma forse è proprio in quell’ assenza che l’umano si può cogliere percependone la mancanza, e gli oggetti stessi diventano testimoni vivi di ogni storia, di ogni attimo, compagni unici del nostro agire e del nostro dialogare attraverso di essi. L’Assenza è la constatazione della fine e assieme la spinta per una nuova rinascita verso il possibile ritorno a una presenza.

La XIII edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma- è dedicata al Ritratto, inteso non solo come genere che ha accompagnato sin dall’inizio la storia della fotografia, ma anche come strumento di analisi della società contemporanea. FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promosso dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, co-prodotto dal MACRO e Zètema Progetto Cultura con la direzione artistica di Marco Delogu, viene ospitato negli spazi espositivi della Sala Enel del MACRO dal 27 settembre 2014 all’11 gennaio 2015.



IL TEMA

Il tema del ritratto verrà affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo all’interno dell’arte contemporanea, della letteratura e del cinema, sottolineando l’interdisciplinarietà che lega la fotografia ai campi di studio antropologici, filosofici, sociologici e semiotici.

Ragionando in modo così contestualizzato, sarà possibile ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell’altro. Allo stesso tempo si potrà indagare il rapporto che si instaura tra individui e collettività e i processi che, attraverso la fotografia dell’altro, permettono la rappresentazione del proprio io esteriorizzato in opposizione o in alternativa all’autoritratto.

Si rifletterà, infine, sul rapporto che lega la fotografia e la tecnologia ed in particolare su come le ultime rivoluzioni digitali stiano influenzando le modalità di rappresentazione e la pratica fotografica, fino a diventare tema intrinseco dell’opera d’arte.




PORTRAIT
La mostra, cardine sul quale orbiterà il tema della XIII edizione, sarà una collettiva composta da autori selezionati e suggeriti da fotografi, curatori, critici e direttori di musei di rilievo internazionale.
In particolare Maria Alicata (curatrice e storica dell’arte), Antonio Biasiucci (fotografo), Francesco M. Cataluccio (scrittore), François Cheval (direttore del Musée N. Niepce), Alessandro Dandini de Sylva (fotografo e curatore), Stefano De Matteis (antropologo), Franz Koenig (editore), Per Lindström (critico e curatore), Giuseppe Lisi (saggista), Danilo Montanari (editore), Gil Pasternak (professore De Montfort University), Sandra Philips (curatore Fotografia SFMoMA), Bartolomeo Pietromarchi (direttore della Fondazione Ratti), Carolina Pozzi (curatrice),  Leo Rubinfien (fotografo, curatore e saggista), Hans-Christian Schink (fotografo), Marta Sironi (storica dell’arte), Alec Soth (fotografo), Valentina Tanni (curatorice), Mario Trevisan (collezionista) e Paolo Ventura (fotografo) hanno selezionato i lavori di Antonio BIASIUCCI, Martin BOGREN,  Piergiorgio BRANZI, Asger CARLSEN, Alexandra CATIERE, Doug DUBOIS, Bernhard FUCHS, Ingar KRAUSS, Zanele MUHOLY, Antonia MULAS, Arthur PATTEN, Jon RAFMAN, Thomas ROMA, Assaf SHOSHAN, Guy TILLIM, Andrea VENTURA, Paolo VENTURA e  Oleg VIDENIN.

Oltre alla collettiva, il Festival propone una serie di mostre personali di altissimo rilievo.

Sarà esposto, per la prima volta in Italia, Asylum of the Birds, l’ultimo lavoro di Roger BALLEN, a cura di Marco Delogu, uno dei fotografi più originali del ventunesimo secolo: una serie di ritratti surreali e suggestivi, spesso inquietanti, realizzati nell’arco di molti anni in una casa alla periferia di Johannesburg abitata da persone e animali, in particolare uccelli.

Il MACRO ospiterà anche The Beats di Larry FINK, (prima mondiale, a cura di Peter Benson Miller) il celebre fotografo americano che, in un viaggio on the road nel 1958, realizzò questo ritratto di scrittori, musicisti e artisti della beat generation americana.

FOTOGRAFIA presenta, inoltre, Wrong, la prima personale in Italia di Asger CARLSEN, che raccoglie le sue immagini, apparentemente comuni eppure “truccate” attraverso cicatrici invisibili. A cura di Alessandro Dandini de Sylva.

Quest’anno alcuni vecchi faldoni provenienti dall’Archivio di Stato verranno esposti al pubblico mostrando gli enigmatici volti di uomini e donne indicati come Anarchici. A queste immagini è affiancato il lavoro Conflitto e identità di Adam Broomberg & Oliver Chanarin che ritrae 120 cittadini moscoviti utilizzando una tecnologia per il riconoscimento facciale in aree affollate. A cura di Flavio Scollo.

Il MACRO ospita anche l’eposizione di Ritratti dalla collezione Trevisan (a cura di Mario Trevisan), prima forma di collaborazione ufficiale tra il Festival e una raccolta privata, e i lavori sul fenomeno dell’immigrazione di Nicolò DEGIORGIS, Gianfranco GALLUCCI, Guido GAZZILLI raccolti nella mostra Luoghi comuni, a cura di Maria Alicata e Carolina Pozzi.

COMMISSIONE ROMA
Al dodicesimo anno della Commissione Roma, Marco DELOGU, ha deciso di mettersi in gioco direttamente e di raccontare Roma, la sua città, dopo averla fatta raccontare a grandi fotografi internazionali come Koudelka, Petersen, Parr, Graciela Iturbide, Tillim, e Soth. Nella serie delle lune e dei soli neri di Luce attesa, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, si percepisce lo sguardo di chi conosce Roma “dal di dentro”, nella sua natura più intima, nella sua bellezza e nella sua inerzia. “Ecco la Roma di Marco Delogu dove “la notte s’è fatta giorno e il giorno è divenuto notte”. La polarità inversa di una luce e di un luogo che inverte tempo e spazio e dove la luce e il mito, la storia e la natura, inghiottono il reale e lo trasformano in una grande apparizione.
Accompagnano la mostra due racconti, basati sulle immagini notturne di Delogu, di Edoardo ALBINATI e Jhumpa LAHIRI, e un testo critico di Eric DE CHASSEY

ALTRE MOSTRE
Il Festival raccoglie anche le mostre: Sequenze / Essenze di Rodolfo FIORENZA (a cura di Gregorio Botta); Compagni d’elezione di Giosetta FIORONI (a cura di Benedetta Carpi De Resmini); My Vietnam / I ritratti di Gianpaolo ARENA (a cura di Camilla Boemio); Roma, open city di Marco CIPRIANI (a cura di Marco Delogu); Normandy di David SCHIVO (a cura di Giulia Pesole); Tribute to 163rd Signal Photo Co. di Maurizio VALDARNINI (a cura di Manuela Fugenzi); e l’installazione Epifanie (a cura di Antonio Biasiucci e Antonello Scotti) nata all’interno del LAB laboratorio irregolare di Antonio Biasucci;

Inoltre, sarà esposta la mostra dei minori stranieri non accompagnati che partecipano al laboratorio Fotografico di CivicoZero, il centro diurno a bassa soglia di Save the Children. I ragazzi, capitanati da Mohamed Keita, anch’egli arrivato in Italia da solo nel 2009 e oggi responsabile del laboratorio, comunicano attraverso l’obiettivo le loro speranze, le paure e le incertezze, la voglia di dialogare.

CIRCUITO
FOTOGRAFIA vedrà, anche quest’anno, il coinvolgimento di Accademie straniere, spazi istituzionali e gallerie private con i quali il Festival dialoga da anni, per costruire a Roma un circuito sempre più solido dedicato alla fotografia contemporanea.

Importantissima la retrospettiva prodotta e ospitata dall’Accademia Tedesca a Villa Massimo che raccoglie stampe vintage di August SANDER il grande fotografo ritrattista della Germania del primo novecento ed Helmar LERSKI, divenuto celebre alla fine del 1920 per i suoi ritratti d’avanguardia. L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, invece, presenta la mostra Pene condivise del fotografo israeliano Assaf SHOSHAN, borsista nel 2013-2014. Una serie di ritratti dei detenuti della Casa Circondariale di Rebibbia e delle loro compagne, che Shoshan ha incontrato e fotografato durante la sua residenza a Villa Medici.

Fanno parte del circuito anche le mostre: Tintype Portraits (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione); L’Image Culte (Istituto Nazionale per la Grafica); Emerging European Talents (Officine Fotografiche); Passato prossimo (Santa Maria della Pietà, padiglione 28); Francesco Francaviglia, Daniele Molajoli (Piccolo Cinema America); 25.8.1964. C’era Togliatti (Museo delle Arti e Tradizioni Popolari) e Il mio Pianeta dallo Spazio: Fragilità e Bellezza (Palazzo delle Esposizioni)

PREMI
Tra i 200 progetti arrivati, la giuria internazionale della CALL FOR ENTRY ha selezionato 10 fotografi finalisti che saranno presentati da uno slide show. Il progetto vincitore Hakuro, an Itoshima Almanac di Nigel BENNET, riflette sulla comprensione della realtà e su come i filtri umani la modificano.

Il vincitore della terza edizione del PREMIO GRAZIADEI STUDIO LEGALE PER FOTOGRAFI è, invece, Pietro PAOLINI con un lavoro che espolora la quotidianità venezuelana: The Two Half. Paolini si è aggiudicato una borsa di 5.000 euro per la realizzazione e produzione di un nuovo progetto fotografico, senza vincolo di tema, che sarà esposto durante la successiva edizione.

La VII edizione del premio IILA-Fotografia (a cura di Sylvia Irrazábal) presenta 500 scatti di fotografi emergenti latinoamericani tra cui quelli del vincitore Rodrigo ILLESCAS (Argentina) che trascorrerà una residenza d’artista a Roma per realizzare un lavoro da esporre al Festival nel 2015. Esposto anche il lavoro frutto della residenza 2014 di José ARISPE (a cura di Marco Delogu).

Nelle giornate conclusive verranno invece presentate le opere vincitrici del concorso che rinnova la partnership con il sito di Repubblica.it sul tema del Festival.

PROSSIMAMENTE
La XIII edizione di FOTOGRAFIA darà particolare rilievo ai centri culturali e teatri di periferia che, dalla fine di ottobre, ospiteranno alcune delle opere in mostra. In particolare i lavori di Francesco Francaviglia e Daniele Molajoli, che inaugureranno il loro percorso espositivo al Piccolo Cinema America.

Grande novità di quest’anno è la collaborazione con Milano, città importante per la fotografia italiana. Presso i Frigoriferi Milanesi (via Piranesi, 10), dove tra l’altro hanno sede l’Archivio Ugo Mulas e la Fondazione Forma per la Fotografia, durante Bookcity (14-16 novembre), verranno presentate delle foto di FOTOGRAFIA e, alla fine di gennaio, si esporranno Roger BALLEN, Larry FINK, la commissione Roma di Marco DELOGU, e il lavoro completo di Antonia MULAS, oltre a incontri che coinvolgeranno il pubblico e gli operatori del settore, rappresentanti dell’informazione e dell’editoria, della comunicazione e della cultura.




Scheda Info

Mostra


FOTOGRAFIA. Festival Internazionale di Roma - XIII edizione


Apertura al pubblico


27 settembre 2014 - 11 gennaio 2015

Orari


Da martedì a domenica ore 11.00-19.00; sabato ore 11.00-22.00
(la biglietteria chiude un’ora prima); chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio; 24 e 31 dicembre chiusura ore 14 (ultimo ingresso ore 13)


Biglietti


€ 13,50 intero (non residenti); € 11,50 ridotto (non residenti); riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente;


Direzione artistica

Il Festival è posto

Marco Delogu

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana


È promosso da


Prodotto da

Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma
Zètema Progetto Cultura


Con l’organizzazione di

Con la partecipazione di


Zètema Progetto Cultura


Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

Accademia Tedesca - Villa Massimo

Azienda Unità Sanitaria Locale Roma E - Santa Maria della Pietà

IIla

MiBACT

ICCD - Istituto Nazionale per la Grafica - Museo Arti e Tradizioni Popolari

Officine Fotografiche - Emerging European Talents

Palazzo delle Esposizioni
Forum Austriaco di Cultura
Studio Legale Graziadei
GQuadro Advertising
Save The Children


Media partner

Catalogo

Zero

Quodlibet


Info


Tel 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00) +39 06 67 10 70 400
Web www.fotografiafestival.it www.museomacro.org www.zetema.it
Facebook FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma
Twitter @FotoGrafiaRoma
Blog://blog.fotografiafestival.it

La XIII edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma- è dedicata al Ritratto, inteso non solo come genere che ha accompagnato sin dall’inizio la storia della fotografia, ma anche come strumento di analisi della società contemporanea. FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promosso dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, co-prodotto dal MACRO e Zètema Progetto Cultura con la direzione artistica di Marco Delogu, viene ospitato negli spazi espositivi della Sala Enel del MACRO dal 27 settembre 2014 all’11 gennaio 2015.

IL TEMA

Il tema del ritratto verrà affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo all’interno dell’arte contemporanea, della letteratura e del cinema, sottolineando l’interdisciplinarietà che lega la fotografia ai campi di studio antropologici, filosofici, sociologici e semiotici.

Ragionando in modo così contestualizzato, sarà possibile ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell’altro. Allo stesso tempo si potrà indagare il rapporto che si instaura tra individui e collettività e i processi che, attraverso la fotografia dell’altro, permettono la rappresentazione del proprio io esteriorizzato in opposizione o in alternativa all’autoritratto.

Si rifletterà, infine, sul rapporto che lega la fotografia e la tecnologia ed in particolare su come le ultime rivoluzioni digitali stiano influenzando le modalità di rappresentazione e la pratica fotografica, fino a diventare tema intrinseco dell’opera d’arte.


PORTRAIT
La mostra, cardine sul quale orbiterà il tema della XIII edizione, sarà una collettiva composta da autori selezionati e suggeriti da fotografi, curatori, critici e direttori di musei di rilievo internazionale.
In particolare Maria Alicata (curatrice e storica dell’arte), Antonio Biasiucci (fotografo), Francesco M. Cataluccio (scrittore), François Cheval (direttore del Musée N. Niepce), Alessandro Dandini de Sylva (fotografo e curatore), Stefano De Matteis (antropologo), Franz Koenig (editore), Per Lindström (critico e curatore), Giuseppe Lisi (saggista), Danilo Montanari (editore), Gil Pasternak (professore De Montfort University), Sandra Philips (curatore Fotografia SFMoMA), Bartolomeo Pietromarchi (direttore della Fondazione Ratti), Carolina Pozzi (curatrice), Leo Rubinfien (fotografo, curatore e saggista), Hans-Christian Schink (fotografo), Marta Sironi (storica dell’arte), Alec Soth (fotografo), Valentina Tanni (curatorice), Mario Trevisan (collezionista) e Paolo Ventura (fotografo) hanno selezionato i lavori di Antonio BIASIUCCI, Martin BOGREN, Piergiorgio BRANZI, Asger CARLSEN, Alexandra CATIERE, Doug DUBOIS, Bernhard FUCHS, Ingar KRAUSS, Zanele MUHOLY, Antonia MULAS, Arthur PATTEN, Jon RAFMAN, Thomas ROMA, Assaf SHOSHAN, Guy TILLIM, Andrea VENTURA, Paolo VENTURA e Oleg VIDENIN.

Oltre alla collettiva, il Festival propone una serie di mostre personali di altissimo rilievo.

Sarà esposto, per la prima volta in Italia, Asylum of the Birds, l’ultimo lavoro di Roger BALLEN, a cura di Marco Delogu, uno dei fotografi più originali del ventunesimo secolo: una serie di ritratti surreali e suggestivi, spesso inquietanti, realizzati nell’arco di molti anni in una casa alla periferia di Johannesburg abitata da persone e animali, in particolare uccelli.

Il MACRO ospiterà anche The Beats di Larry FINK, (prima mondiale, a cura di Peter Benson Miller) il celebre fotografo americano che, in un viaggio on the road nel 1958, realizzò questo ritratto di scrittori, musicisti e artisti della beat generation americana.

FOTOGRAFIA presenta, inoltre, Wrong, la prima personale in Italia di Asger CARLSEN, che raccoglie le sue immagini, apparentemente comuni eppure “truccate” attraverso cicatrici invisibili. A cura di Alessandro Dandini de Sylva.

Quest’anno alcuni vecchi faldoni provenienti dall’Archivio di Stato verranno esposti al pubblico mostrando gli enigmatici volti di uomini e donne indicati come Anarchici. A queste immagini è affiancato il lavoro Conflitto e identità di Adam Broomberg & Oliver Chanarin che ritrae 120 cittadini moscoviti utilizzando una tecnologia per il riconoscimento facciale in aree affollate. A cura di Flavio Scollo.

Il MACRO ospita anche l’eposizione di Ritratti dalla collezione Trevisan (a cura di Mario Trevisan), prima forma di collaborazione ufficiale tra il Festival e una raccolta privata, e i lavori sul fenomeno dell’immigrazione di Nicolò DEGIORGIS, Gianfranco GALLUCCI, Guido GAZZILLI raccolti nella mostra Luoghi comuni, a cura di Maria Alicata e Carolina Pozzi.

COMMISSIONE ROMA
Al dodicesimo anno della Commissione Roma, Marco DELOGU, ha deciso di mettersi in gioco direttamente e di raccontare Roma, la sua città, dopo averla fatta raccontare a grandi fotografi internazionali come Koudelka, Petersen, Parr, Graciela Iturbide, Tillim, e Soth. Nella serie delle lune e dei soli neri di Luce attesa, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, si percepisce lo sguardo di chi conosce Roma “dal di dentro”, nella sua natura più intima, nella sua bellezza e nella sua inerzia. “Ecco la Roma di Marco Delogu dove “la notte s’è fatta giorno e il giorno è divenuto notte”. La polarità inversa di una luce e di un luogo che inverte tempo e spazio e dove la luce e il mito, la storia e la natura, inghiottono il reale e lo trasformano in una grande apparizione.
Accompagnano la mostra due racconti, basati sulle immagini notturne di Delogu, di Edoardo ALBINATI e Jhumpa LAHIRI, e un testo critico di Eric DE CHASSEY

ALTRE MOSTRE
Il Festival raccoglie anche le mostre: Sequenze / Essenze di Rodolfo FIORENZA (a cura di Gregorio Botta); Compagni d’elezione di Giosetta FIORONI (a cura di Benedetta Carpi De Resmini); My Vietnam / I ritratti di Gianpaolo ARENA (a cura di Camilla Boemio); Roma, open city di Marco CIPRIANI (a cura di Marco Delogu); Normandy di David SCHIVO (a cura di Giulia Pesole); Tribute to 163rd Signal Photo Co. di Maurizio VALDARNINI (a cura di Manuela Fugenzi); e l’installazione Epifanie (a cura di Antonio Biasiucci e Antonello Scotti) nata all’interno del LAB laboratorio irregolare di Antonio Biasucci;

Inoltre, sarà esposta la mostra dei minori stranieri non accompagnati che partecipano al laboratorio Fotografico di CivicoZero, il centro diurno a bassa soglia di Save the Children. I ragazzi, capitanati da Mohamed Keita, anch’egli arrivato in Italia da solo nel 2009 e oggi responsabile del laboratorio, comunicano attraverso l’obiettivo le loro speranze, le paure e le incertezze, la voglia di dialogare.

CIRCUITO
FOTOGRAFIA vedrà, anche quest’anno, il coinvolgimento di Accademie straniere, spazi istituzionali e gallerie private con i quali il Festival dialoga da anni, per costruire a Roma un circuito sempre più solido dedicato alla fotografia contemporanea.

Importantissima la retrospettiva prodotta e ospitata dall’Accademia Tedesca a Villa Massimo che raccoglie stampe vintage di August SANDER il grande fotografo ritrattista della Germania del primo novecento ed Helmar LERSKI, divenuto celebre alla fine del 1920 per i suoi ritratti d’avanguardia. L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, invece, presenta la mostra Pene condivise del fotografo israeliano Assaf SHOSHAN, borsista nel 2013-2014. Una serie di ritratti dei detenuti della Casa Circondariale di Rebibbia e delle loro compagne, che Shoshan ha incontrato e fotografato durante la sua residenza a Villa Medici.

Fanno parte del circuito anche le mostre: Tintype Portraits (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione); L’Image Culte (Istituto Nazionale per la Grafica); Emerging European Talents (Officine Fotografiche); Passato prossimo (Santa Maria della Pietà, padiglione 28); Francesco Francaviglia, Daniele Molajoli (Piccolo Cinema America); 25.8.1964. C’era Togliatti (Museo delle Arti e Tradizioni Popolari) e Il mio Pianeta dallo Spazio: Fragilità e Bellezza (Palazzo delle Esposizioni)

PREMI
Tra i 200 progetti arrivati, la giuria internazionale della CALL FOR ENTRY ha selezionato 10 fotografi finalisti che saranno presentati da uno slide show. Il progetto vincitore Hakuro, an Itoshima Almanac di Nigel BENNET, riflette sulla comprensione della realtà e su come i filtri umani la modificano.

Il vincitore della terza edizione del PREMIO GRAZIADEI STUDIO LEGALE PER FOTOGRAFI è, invece, Pietro PAOLINI con un lavoro che espolora la quotidianità venezuelana: The Two Half. Paolini si è aggiudicato una borsa di 5.000 euro per la realizzazione e produzione di un nuovo progetto fotografico, senza vincolo di tema, che sarà esposto durante la successiva edizione.

La VII edizione del premio IILA-Fotografia (a cura di Sylvia Irrazábal) presenta 500 scatti di fotografi emergenti latinoamericani tra cui quelli del vincitore Rodrigo ILLESCAS (Argentina) che trascorrerà una residenza d’artista a Roma per realizzare un lavoro da esporre al Festival nel 2015. Esposto anche il lavoro frutto della residenza 2014 di José ARISPE (a cura di Marco Delogu).

Nelle giornate conclusive verranno invece presentate le opere vincitrici del concorso che rinnova la partnership con il sito di Repubblica.it sul tema del Festival.

PROSSIMAMENTE
La XIII edizione di FOTOGRAFIA darà particolare rilievo ai centri culturali e teatri di periferia che, dalla fine di ottobre, ospiteranno alcune delle opere in mostra. In particolare i lavori di Francesco Francaviglia e Daniele Molajoli, che inaugureranno il loro percorso espositivo al Piccolo Cinema America.

Grande novità di quest’anno è la collaborazione con Milano, città importante per la fotografia italiana. Presso i Frigoriferi Milanesi (via Piranesi, 10), dove tra l’altro hanno sede l’Archivio Ugo Mulas e la Fondazione Forma per la Fotografia, durante Bookcity (14-16 novembre), verranno presentate delle foto di FOTOGRAFIA e, alla fine di gennaio, si esporranno Roger BALLEN, Larry FINK, la commissione Roma di Marco DELOGU, e il lavoro completo di Antonia MULAS, oltre a incontri che coinvolgeranno il pubblico e gli operatori del settore, rappresentanti dell’informazione e dell’editoria, della comunicazione e della cultura.


Scheda Info

Mostra


FOTOGRAFIA. Festival Internazionale di Roma - XIII edizione


Apertura al pubblico


27 settembre 2014 - 11 gennaio 2015

Orari


Da martedì a domenica ore 11.00-19.00; sabato ore 11.00-22.00
(la biglietteria chiude un’ora prima); chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio; 24 e 31 dicembre chiusura ore 14 (ultimo ingresso ore 13)


Biglietti


€ 13,50 intero (non residenti); € 11,50 ridotto (non residenti); riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente;


Direzione artistica

Il Festival è posto

Marco Delogu

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana


È promosso da


Prodotto da

Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma
Zètema Progetto Cultura


Con l’organizzazione di

Con la partecipazione di


Zètema Progetto Cultura


Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

Accademia Tedesca - Villa Massimo

Azienda Unità Sanitaria Locale Roma E - Santa Maria della Pietà

IIla

MiBACT

ICCD - Istituto Nazionale per la Grafica - Museo Arti e Tradizioni Popolari

Officine Fotografiche - Emerging European Talents

Palazzo delle Esposizioni
Forum Austriaco di Cultura
Studio Legale Graziadei
GQuadro Advertising
Save The Children


Media partner

Catalogo

Zero

Quodlibet


Info


Tel 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00) +39 06 67 10 70 400
Web www.fotografiafestival.it www.museomacro.org www.zetema.it
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